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A Brindisi, l`arte di fare vino è una tradizione che risale ad epoche lontane (civiltà micenea, messapica, greca). Nel periodo romano, numerose testimonianze confermano che il vino di Brindisi era ricercato ed apprezzato in gran parte dell`Impero e che le preziose anfore venivano imbarcate numerosissime nel fiorente porto.
Il segreto di questo successo è da ricercarsi principalmente nelle caratteristiche del terreno.
I terreni argillo-calcarei, aiutati da un clima mite e soleggiato e da una costante ventilazione, fanno si che i vigneti, tradizionalmente impostati ad Alberello Pugliese, producano uve sane e pregiate con una media di circa 100 q.li per ettaro e sviluppino vini corposi e profumati.
Il vitigno negroamaro, il più diffuso nella zona di Brindisi, in taglio con altri vitigni (malvasia, susumaniello, montepulciano), dà al vino il tipico sapore asciutto, armonico con retrogusto tipicamente amarognolo e vellutato.
Ultimamente, uno studio condotto dall`ISEN di Barletta ha riscontrato nel negroamaro la presenza massiccia di sostanze (4 volte in più rispetto alla media), quali il resveratrolo e l`acido caffeil-tartarico, che sembra abbiano ottime proprietà terapeutiche sull`apparato cardio-circolatorio e renale, e contribuiscano alla prevenzione di alcuni tumori (ved. Il vino fa bene).
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